Recensioni

La banalità del bene VS La banalità del male

Approfitto della mia challenge su instagram #dialogotralibri per parlare di questi due volumi, scritti da autori diversi, con tematiche diverse ma legati in un certo senso da un sottile filo invisibile.

Il primo dei due che ho letto è stato La banalità del male e mi ha profondamente colpito e spinto a riflettere sulla tesi secondo la quale chiunque in determinate condizioni possa essere portato a compiere azioni che ci sembrano condannabili senza se e senza ma.

Hannah Arendt, giornalista nel New Yorker, nel 1961 seguì tutte le 120 sedute del “processo Eichmann”  a Gerusalemme. Adolf Eichmann era stato il responsabile delle deportazioni, organizzando e coordinando il trasporto degli ebrei verso il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Dopo la guerra, si era rifugiato in Argentina ma fu catturato nel 1960 da agenti israeliani che violando anche alcune leggi internazionali lo portarono a Gerusalemme, dove venne processato

Nella sua difesa tenne a precisare che, in fondo, si era occupato “soltanto di trasporti” e soprattutto di aver agito senza spirito critico ma seguendo una cieca obbedienza a un regime in cui credeva. Era un uomo che si è fatto trascinare nel partito nazista in cerca di uno scopo o di una direzione e non in nome di una convinzione ideologica radicata

Può quindi un uomo normale trasformarsi in un mostro seguendo ordini senza nessun dubbio etico o morale?

” Restai colpita dalla evidente superficialità del colpevole, superficialità che rendeva impossibile ricondurre l’incontestabile malvagità dei suoi atti a un livello più profondo di cause o di motivazioni. Gli atti erano mostruosi, ma l’attore – per lo meno l’attore tremendamente efficace che si trovava ora sul banco degli imputati – risultava quanto mai ordinario, mediocre, tutt’altro che demoniaco o mostruoso.”

“Dietro questa “terribile normalità” della massa burocratica, che era capace di commettere le più grandi atrocità che il mondo avesse mai visto, la Arendt rintraccia la questione della “banalità del male”. “Il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme» Tanti, tantissimi uomini comuni (molti di questi credenti), che in nome di una presunta fedeltà a valori e idee, incapaci di distinguere tra giusto e sbagliato, avevano trovato la forza di scatenare l’orrore e trasformare le persone in numeri, le vite di uomini, donne, vecchi e bambini in cifre.”

Eichmann fu condannato a morte mediante impiccagione e la sentenza fu eseguita il 31 maggio del 1962, ma come evitare che la storia si ripeta? che tanti uomini “normali” si macchino di reati agghiaccianti? Ed è veramente possibile che qualcuno manchi totalmente di qualità intrinsecamente umane: la capacità di pensare, la consapevolezza, la coscienza? O a volte fa semplicemente comodo fingersi inconsapevoli, evitare di pensare e lasciare che lo faccia qualcuno per noi?

e veniamo al secondo libro della foto

Recentemente, passeggiando per la Feltrinelli mi è capitato tra le mani La banalità del bene, attratta dall’assonanza con il titolo libro della Arendt che tanto mi aveva colpito, lo ho acquistato

Enrico Deaglio narra la storia di Giorgio Perlasca, un fascista convinto che partì come volontario per l’Africa Orientale e poi per la Spagna,combattendo al fianco del generale Franco. Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, però entrò in crisi perché non si trovava d’accordo con l’alleanza con la Germania e con le leggi razziali entrate in vigore nel 1938 che discriminavano gli ebrei. Smise quindi di considerarsi fascista

Durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale, l’evento per cui è passato alla storia! L’8 settembre 1943 lontano da casa, ricercato dalle SS, anziché fuggire e mettersi in salvo decise di rischiare a vita per ciò che gli sembrava giusto e doveroso Da solo, aiutato da uno sparuto gruppo di persone, si finse Console spagnolo ie firmò migliaia di documenti falsi e migliaia di visti che permisero ad altrettanti ebrei di essere salvatu e ospitati in “case rifugio”, ingannando i nazisti tedeschi e ungheresi. Un organizzatore geniale e un magnifico impostore

C’era una fila che veniva avanti e in mezzo vidi due gemelli. Io avevo la Buik della legazione con tanto di bandiera spagnola sul parafango. Quei due ragazzi mi colpirono. Erano bruni, con i riccioli. Li presi dalla fila e li sbattei dentro la macchina. Gridavo «Queste due persone sono protette dal governo di Spagna!». Si avvicinò un maggiore tedesco, che li voleva riprendere. Io lo fermai e gli dissi ‘Lei non può farlo! Questa macchina è territorio spagnolo!’. Lui estrasse la pistola e ci fu un parapiglia. Mi agitava la pistola sotto la faccia, e disse: ‘Mi renda quei due ragazzi, lei sta disturbando il mio lavoro’. Io gli dissi: ‘E lei, questo lo chiama lavoro?’. Arrivò un colonnello che con la mano, fece segno al maggiore di desistere. Poi si voltò verso di me e mi disse, con calma: ‘Li tenga. Verrà il loro momento. Verrà anche per loro’. Così li tenemmo. Ce l’avevamo fatta. Quando i tedeschi si allontanarono, Wallenberg, sottovoce, mi fece: ‘Lei ha capito chi era quello?’. ‘No’, dissi io. ‘Quello è Eichmann’”.

Tornato in Italia condusse una vita normale senza raccontare a nessuno la sua storia fin quando nel 1987 un gruppo di ex ragazzine ungheresi da lui salvate lo rintracciarono e ne raccontarono il gesto eroico.

Prima di morire, raccontò la sua vita all’autore del libro, ma per Perlasca il suo gesto non aveva nulla di eroico o straordinario, era convinto che chiunque nella sua condizione, potendo fare quello che lui fece si sarebbero comportati allo stesso modo.

E’ così labile dentro di noi il confine tra la banalità del bene e quella del male?

E’ vero che uomini normali possono finire in una parte o nell’altra indifferentemente sulla base delle circostanze o magari sospinti da un contagio sociale?

Comunque si risponda, il nodo cruciale è che ciascuno di noi può fare la differenza, sempre, in qualsiasi momento, e se non ora quando?

4 pensieri riguardo “La banalità del bene VS La banalità del male

  1. Sono sempre interessata a libri che parlano di queste tematiche, e trovo le tue proposte davvero valide. Particolare poi questa analisi degli opposti.
    Carinissima anche l’idea del tag e della possibilità di creare un dialogo tra i libri! 📖📖

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      1. Sto già scrutando la mia libreria cerca di un possibile abbinamento 😁 Ti farò sapere quando l’avrò trovato!
        E anche sugli altri due libri; è sempre difficile capire a quale lettura dare la precedenza tra i tanti titoli segnati, ma almeno uno dei due vorrei leggerlo molto presto.

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